Quando a settembre dellanno scorso mio zio (Padre Marco Ferrario) me ne ha parlato, gli ho immediatamente detto che avrei voluto vivere anchio quellesperienza. Così lui non ha perso tempo e, non appena è stato possibile, mi ha iscritta alla missione di spiaggia e di strada di Riccione 2004.
Mai avrei potuto immaginare quello che davvero sarebbe successo;
mi aveva raccontato di fatti incredibili come ragazzi con creste arancioni e tatuaggi ovunque, in adorazione per ore davanti al Santissimo, file di persone tra i sedici e i quarananni in coda per confessarsi, un gruppo di teen - agers che al termine del sacramento della Riconciliazione consegnano al sacerdote la dose di droga appena acquistata... ma assistere a tutto questo non ha pari.
Tuttavia la prima cosa che mi ha sconvolta è stato arrivare a Riccione senza conoscere nessuno (fuorché tre frati), certa di poter evangelizzare forse meglio di molti altri, e trovarmi in mezzo a centottantasette ragazzi innamorati di Gesù in modo inverosimile, pronti a svuotarsi di ogni sé per essere riempiti solo di Spirito Santo ed essere testimoni della Parola di Dio senza alcun compromesso, come la più infima e meschina delle creature sulla faccia della terra. La loro fede era così grande, così intensa, così tangibile, la loro preghiera così vera. Inutile dire che non si trattava solo di seminaristi o consacrati (i quali non raggiungevano neppure il 10%), ma quasi esclusivamente di comuni giovani tra i diciassette e i trentacinque anni provenienti da tutta Italia con storie decisamente differenti tra loro: cerano infatti persone devote sin dallinfanzia come anche ex tossici, ex prostitute, ex carcerati convertiti e molti altri. La loro gioia era così autentica che faceva invidia a me, giunta lì con certezze di fumo, una fede meno che misera e mesi di buio alle spalle. Quando parlo di gioia non intendo dire un bel sorriso stampato sulla faccia e la serenità nel cuore che traspare, mi riferisco alla gioia del Signore che coinvolge in modo irrefrenabile, che fa cantare, ballare, gridare lodando le meraviglie dellAltissimo! Parlo di quasi duecento giovani che al termine di una celebrazione Eucaristica si prendono per mano ed iniziano a fare il trenino su e giù per la Chiesa cantando al Signore inni di ringraziamento e di amore. Parlo di giovani ai quali rincresce davvero che la S. Messa si debba concludere per necessità tempistiche entro unora e mezza. Giovani. Giovani che si sono lasciati incontrare dal Signore, trasudavano fede e amore vero per Gesù. Ed io lì in mezzo a questa apparente gabbia di matti capaci di fare una gran festa e immediatamente dopo entrare nella più profonda meditazione senza bisogno di richiami, mi sentivo un pesciolino rosso preso per la coda dalla sua boccia di vetro e gettato nelloceano. Mi sono sentita così povera, così incompleta, così peccatrice, al punto che più volte nei primi due giorni mi ha assalito la tentazione di fuggire, di tornare a casa, perché ero così inadatta a quel contesto. Pur provando non ero capace di entrare in quella comunione. Era inutile. Ma il Signore mi ha dato la forza di resistere e di farmi desiderare di essere come loro, di condividere quelle che non erano solo emozioni. Non sapendo come fare glielo chiesi.
La sua risposta che mi arrivò tra le mani in modo puramente casuale nellarco di unoretta, forse meno: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.» Mt. 10,8. E allora ho detto sì.
Lho detto come non lavevo mai detto, in un modo nuovo. Abbandonandomi completamente.
La sera di quello stesso giorno la mia vita è completamente cambiata. Sembra esagerato metterla in questi termini, ma non è nulla di meno di ciò che è accaduto.
Durante la veglia di preghiera dell8 agosto abbiamo pregato lo Spirito Santo di scendere in noi e di purificarci. Penso di aver pianto tutta la sera. Qualcosa stava accadendo dentro di me, ma era ancora incomprensibile, fino al momento in cui due ragazzi, in particolare, hanno pregato per me. Ho sentito una forza nuova investirmi dal capo al petto. Mi sono accostata al Perdono confessando ogni cosa al sacerdote, a Gesù, anche le colpe più gravi, quelle che mi facevano vergognare di me stessa e non ero mai stata capace di dire con sincerità di cuore. Con la remissione di ogni mia colpa il Signore mi ha liberata da ogni male da ogni impurità e mi ha ricolmata di Spirito Santo. Finita la veglia abbiamo ringraziato il Signore e a quel punto ballare, cantare, lodare Dio è stato così naturale anche per me. Le mie mani tese verso lalto non erano più timorose ma festanti, la mia lode al Padre autentica, il mio viso rigato, ora, di lacrime di gioia piena e gratitudine infinita. Ed in quel momento ho chiesto al Signore di aiutarmi ad essergli sempre fedele eliminando ogni tipo di compromesso dalla mia vita.
Dieci giorni estremamente intesi. I primi tre di formazione, soprattutto per chi, come me, non aveva già fatto questa esperienza lanno scorso. Dal 10 agosto, per una settimana, le giornate si sono svolte in questo modo: ore 9,30 colazione, ore 10,30 Lodi (cantate) e formazione, ore 12,00 gruppi di specializzazione (gli ateliers): canto e musica, animazione in spiaggia, preparazione delladorazione notturna (una luce nella notte), danze ebraiche per attirare lattenzione della gente fuori dalle Chiese durante le serate, spettacoli e concerti, animazione bimbi, testimonianze e contatti di strada; ore 13,30 pranzo, ore 15,00 animazione e contatti in spiaggia. Ogni giorno, a due a due, ci recavamo nei bagni della riviera ad incontrare la gente, giovani e famiglie soprattutto. Qui tentavamo approcci discreti. Parlavamo di Gesù e del suo amore per noi e la gente prima scostante, rimaneva poi ad ascoltare. Con diverse persone siamo anche riusciti a pregare sotto al sole di Ferragosto in riva al mare di Riccione(!); alle 19,15 celebravamo la S. Messa in Chiesa e, come ho già detto, non durava mai meno di unora e mezza. Predicazioni vivaci, momenti di silenzio e riflessione, canti gioiosi suonati con tastiere, chitarre, violini, batteria, percussioni, flauto traverso, animati da solisti e coro (chiaramente si trattava di noi missionari); alle 21,00 cenavamo nel campo di pallacanestro dietro la Chiesa e alle 22,00 partivamo in coppia per le strade di Riccione. Le più battute erano viale Ceccarini e viale Dante. Restavamo in giro sin verso le 2,30. Alle 3,00 un sacerdote riponeva nel tabernacolo il Santissimo e noi ringraziavamo Dio con tutto il cuore per le meraviglie che aveva compiuto durante la giornata e ci aveva dato modo di vedere. Incredibilmente ci dava ancora la forza per ballare e cantare prima di rimettere in ordine la Chiesa. Tornavamo ai luoghi di riposo intorno alle 3,30.
Nostro compito durante la serata era quello contattare i ragazzi in strada e condurli in Chiesa, lì poi ci pensava Gesù a convertire i cuori. Ci immergevamo in questi fiumi di giovani più nudi che vestiti che camminavano su e giù senza meta, alla ricerca del divertimento più eccitante più o meno consapevoli che da lì a poche ore tutto sarebbe finito e si sarebbero trovati di nuovo soli in mezzo a tanta gente vuota. Impossibile raccontare in poche righe gli innumerevoli incontri avuti, le decine di persone contattate in équipe, le migliaia di giovani entrati in chiesa e rimasti a pregare ininterrottamente per ore e le centinaia di persone confessatesi. Per strada succedeva per lo più che la gente si dimostrava totalmente disinteressata allapproccio o a recarsi in Chiesa, così ognuno di noi sperimentava di continuo le metodologie più disparate per avvicinare i ragazzi. Una delle cose che più mi hanno fatto riflettere è stato vedere come tutti questi giovani, ad esclusione del primo momento, si lasciavano avvolgere da queste parole che uscivano inspiegabilmente con grande proprietà di linguaggio, ricchezza di riferimenti biblici e infinito amore dalle nostre bocche. Restavano stupiti dalla gioia che traspariva dai nostri occhi e non si capacitavano del perché restassimo tutto quel tempo a parlare con loro, ma soprattutto ad ascoltarli. Moltissimi si aprivano completamente, in particolare quando giungevamo in Chiesa insieme. Ci raccontavano le loro disavventure, le loro vite, le loro esperienze di droga, alcol, sesso, violenza praticata, carcere, noia, o ci confidavano le loro preoccupazioni, il loro scoraggiamento nel vedere questo mondo rotolarsi nel fango dellingiustizia, della cattiveria, dellinteresse personale, del non amore, della felicità effimera, della falsa gioia. E incontrando Gesù vivo, magari dopo dieci anni di lontananza rinascevano a vita nuova. Li invitavamo a scrivere una preghiera su un fogliettino e riporlo poi ai piedi dellaltare, a pregare insieme a noi davanti a Gesù Eucaristia e a pescare un biglietto da un altro cestino contenente una gran quantità di passi dellantico e del nuovo Testamento. Generalmente, quando leggevano questa Parola accadeva che rimanevano esterrefatti da come il Signore dava risposte inequivocabili ad una loro precisa domanda. Ricordo un ragazzo dai capelli ricci in particolare: si era professato ateo, ma era stato lui a contattare con un amico me ed il mio compagno déquipe su viale Dante intorno alle 2,20 del mattino. Ci avevano chiesto di accompagnarli in Chiesa! Parlando lungo la strada mi aveva fatto partecipe della sua tristezza per questo mondo senza amore. Lui, carpentiere, cercava delle risposte, si chiedeva quale fosse la strada da seguire per trovare un po di pace nellanima, un po di sana felicità, un po di sincerità nella gente. Cercava solo un modello da seguire per imparare ad amare se stesso e il mondo in modo autentico. Arrivati in Chiesa abbiamo parlato ancora un po, poi ha scritto un suo pensiero, credo una domanda, e siamo andati a riporlo nel cestino. In ginocchio davanti a Gesù i suoi occhi si sono fatti lucidi. Allora ha pescato la Parola di Dio. Non mi ha fatto leggere subito il biglietto. Lha richiuso subito dopo averlo aperto. Poi me lha mostrato: segumi. Solo questo.
Abbiamo pregato, poi si è confessato ed è rimasto sino alla chiusura della Chiesa a festeggiare con noi con un nuovo volto dipinto di pace.
Sentirne parlare, purtroppo non è come viverla o almeno vederla, ma capite che non posso assaporare da sola le meraviglie di questa esperienza. La mia vita è cambiata e continua a cambiare giorno dopo giorno. Sento il mio cuore che canta ogni volta che mi metto in preghiera. Chiedo di continuo il dono dello Spirito Santo per me e per questa comunità, chiedo al Signore di aiutarmi ad essergli fedele, ad ascoltarlo sempre e sempre fare solo e tutta la sua volontà. Gesù ci ama e davvero vuole che la nostra gioia sia piena. Egli è la Via, la Verità e la Vita, è tutte le risposte alle nostre domande. Perché affannarsi ancora a cercare la gioia altrove?
elena martelli






