Matteo 7, 21, 24-29
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio.”
In questi giorni la Parola è molto dura ed efficace. Mi sento personalmente interpellata da Gesù, che sembra chiedermi di fare la mia parte, di ‘diventare grande’, come se volesse che mi prenda le mie responsabilità.
Il percorso di questi giorni ci mostra Gesù particolarmente attento al Padre, a ciò che a Lui è gradito, alla sua volontà. Gesù loda il Padre per le opere che compie, per come si rivela agli umili, ai piccoli; la gente loda Dio per i miracoli che compie per mezzo di Gesù.
Oggi Gesù ci svela che solo la volontà del Padre può salvare le nostre anime.
Gesù non ci chiede solo di ascoltare la Parola, neppure di fare molta attenzione…. ci chiede molto di più, ci chiede una relazione molto più viscerale, molto più intima.
Paragona questa relazione a quella tra una casa e le sue fondamenta, esse sono una sola cosa, sono il proseguimento l’una dell’altra…nella nostra vita, cosa significa questa cosa?
Cosa significa essere uniti a Lui e alla Parola in una maniera così intima?
Gesù ci propone se stesso e la sua Parola come l’unica relazione che può rendere stabile e feconda la nostra vita.
Una Parola quindi, non solo ascoltata, ma vissuta, incarnata, che prende le nostre sembianze, che prende vita nelle nostre vite, che cammina nei nostri passi e parla nelle nostre parole, questo oggi ci chiede Gesù: che possiamo permettere alla parola di mettere radici nelle nostre viscere.
Ci chiede di scavare profondamente perché le fondamenta siano ben salde e radicate, perché la Parola ci coinvolga totalmente nel suo movimento.
Fare la volontà del Padre è camminare nella Parola, è essere la Parola stessa.
caterina






